Giusy Cigni recensisce “Il Cimitero delle Fontanelle “

Spesso si parla del senso di morte che Napoli emana attraverso la sua storia millenaria, le strade, le chiese, le epigrafi, le leggende e i vicoli bui. Tuttavia, in questa riflessione, molte volte ci si sofferma solo alla superficie. Raccontare e descrivere, invece, il rapporto di questa città con la Morte, attraverso la varietà delle sue forme e  delle trasformazioni socio-culturali, è compito assai più complicato e possibile solo a chi è radicato nella realtà napoletana e ne conosce la verità e le sue distorsioni.Questo complesso obiettivo è ben spiegato ne “Il cimitero delle Fontanelle – Una storia Napoletana”, libro edito da “Libreria Dante & Descartes” e scritto da Rocco Civitelli, insegnante impegnato da oltre trent’anni nel quartiere dello storico ossario.L’autore, grazie ad una precisa ed approfondita disamina storica, traccia la storia e l’evoluzione di uno dei monumenti più rappresentativi di Napoli: il Cimitero delle Fontanelle.

Alla descrizione delle motivazioni sociali che portarono alla costruzione del Cimitero, l’origine e la disposizione delle ossa, segue un’analisi puntuale di quell’affezione popolare che maturò nei confronti del Cimitero, trovando la sua massima espressione nella devozione delle Anime del Purgatorio, tradizione pregna di quell’antichissima religiosità che rappresenta non solo una parte della popolazione, ma l’intera realtà napoletana: cioè di Chiesa e popolo (tutto). Il processo storico incide profondamente sulle devozioni, a volte svuotandole del loro contenuto religioso e di fede. Alle Fontanelle questa deriva portò al prevalere di una realtà magica e superstiziosa contro cui la Chiesa e i credenti si schierarono. Una deriva, quest’ultima, che ha portato questa tradizione a subire, soprattutto nella seconda metà del ’900, notevoli cambiamenti e correzioni da parte della Chiesa, in linea con i mutamenti socio-culturali che a quell’epoca rivoluzionavano anche il volto della Chiesa stessa. Si arriva così alla trasformazione finale del Cimitero da luogo di devozione a bene culturale , grazie all’intuizione e al protagonismo di un gruppo di giovani della Parrocchia che, consapevoli dell’importanza che il Cimitero rappresentava come patrimonio artistico di Napoli, diedero vita all’associazione “I Care” e organizzarono le prime visite guidate.

E oggi i membri dell’Associazione si rimboccano le maniche per fronteggiare una nuova deriva culturale di cui il servizio di moda tra le ossa è un emblema.

Lo stile della scrittura è scorrevole, preciso, esaustivo; la narrazione è sostenuta dalla citazione di fonti autorevoli quali Matilde Serao, Francesco Mastriani, Andrea De Jorio, Luciano Sola e Antonio Emanuele Piedimonte e di documenti cartacei conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Napoli.
Quest’attenzione alle fonti, alla ricostruzione storica e alle testimonianze raccolte da chi ha vissuto e vive ancora nel quartiere rende evidente, quindi, il grande merito dell’autore: aver reso omaggio al popolo napoletano, al popolo delle Fontanelle descritto come l’anima, la linfa vitale che ha sostenuto il Cimitero, rendendolo un monumento della religiosità popolare, un pezzo fondamentale della cultura…”una storia napoletana”

Il Roma 27 dicembre 2012

Vincenzo Aiello recensisce il libro : “Il cimitero delle Fontanelle”

Da “Il sole di stagno”

I libri, le recensioni e i racconti di Vincenzo Aiello

“Tantum religio potuit suadere malorum” 

Nella sterminata pubblicistica sull’ipogeo napoletano più conosciuto al mondo di Santa Maria del Carmine, s’inserisce il testo “Il cimitero delle Fontanelle, una storia napoletana (pagg. 107, euro 10  ; edizioni Dante& Descartes)” scritto dallo storico locale Rocco Civitelli, che aveva già firmato qualche anno fa un testo consimile su “Via Foria”. Con le belle foto di Vito Silvestri, l’autore partendo da “Viaggio in Italia di Rossellini”, fino alla celeberrima dichiarazione di Gregor Schneider dopo la visita alle capuzzelle di Rione Sanità, “Napoli mi ha ispirato per il senso di morte di cui è pervasa”, ricostruisce le ragioni storiche, antropologiche e pseudo-religiose che hanno contrassegnato la vita di questo sito, perché ”se è di difficile comprensione l’accadimento soprannaturale in sé, e se le ragioni della nascita di un culto non sono uniche e non sempre facilmente individuabili, è evidente che l’utilizzazione politica del fenomeno miracoloso è un fatto storico di portata non marginale e non resta circoscritto in un ambito puramente religioso”. Civitelli oltre a lodare l’impegno di enti ed associazioni che stanno permettendo la fruizione di questo sito ripercorre le ragioni che fanno dei napoletani un popolo antimoderno per eccellenza: dalla porta degli Inferi di Virgilio all’istallazione del 2003 di Rebecca Horn a piazza Plebiscito. Poi, Civitelli, ripercorre con cura ed acribia le ragioni che portarono all’apertura dell’ossario riportando anche i testi delle lapidi distrutte nei lavori di ristrutturazione. Il cimitero voluto dalla Pietà del canonico Gaetano Barbati fu costruito nell’attuale sistemazione nella seconda metà dell’Ottocento. Civitelli si spinge anche ad ipotizzare di chi fossero i teschi presenti e per quali ragioni non furono trasportati a Poggioreale e perché ce le ritroviamo nell’attuale sistemazione. Non manca una sezione sul “culto delle anime del Purgatorio”. Il testo contiene anche la lettera di Matilde Serao al Vescovo Prisco in occasione dell’eruzione del Vesuvio del 1906. Dalla devozione si passa alla considerazione del luogo come bene culturale e nel 1969 il Cardinale Ursi fa suo un dispositivo di una sentenza che sancisce “che non sono ammessi culti verso resti umani anonimi, ma solo verso reliquie riconosciute come tali dalla chiesa. E’ la fine del culto delle anime del Purgatorio nella forma – quasi pagana – in cui veniva espletata. Il testo si completa di un indice analitico dei nomi che è funzionale alla curiosità del lettore erudito.

Vincenzo Aiello