{"id":858,"date":"2014-08-03T23:22:07","date_gmt":"2014-08-03T21:22:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.icare-fontanelle.it\/?p=858"},"modified":"2014-11-01T23:24:15","modified_gmt":"2014-11-01T22:24:15","slug":"il-destino-purgatoriale-di-napoli-in-alcuni-articoli-del-sole24ore-della-domenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/?p=858","title":{"rendered":"Il destino purgatoriale di Napoli in alcuni articoli del Sole24Ore della domenica"},"content":{"rendered":"<p>Estate 2014. Il destino purgatoriale di Napoli in alcuni articoli del Sole24Ore della domenica<br \/>\nL\u2019articolo di Roberto Napoletano su Maurizio Marinella \u201cPartire da Napoli per restare a Napoli\u201d offre una bella rappresentazione della citt\u00e0 che lavora e produce, lontana dagli stereotipi. \u201cNapoli, la citt\u00e0 italiana pi\u00f9 martoriata dagli stereotipi\u201d scrive infatti Luigi Paini nel suo \u201cInceneriti sotto il Vesuvio\u201d della Domenica del Sole del 6 luglio scorso.<br \/>\nEppure, sia nell\u2019articolo di Napoletano che in quello di Renato Palazzi, \u201cIl ciclopico pezzentello\u201d, che affianca lo scritto di Luigi Paini, appaiono poi inesorabili gli stereotipi.<br \/>\nPalizzi recensisce uno spettacolo teatrale di Mimmo Borrelli andato in scena nella chiesa delle anime del Purgatorio a Napoli. Non entro nel merito sia dell\u2019opera, che dell\u2019intera stagione teatrale organizzata dall\u2019Opera Pia nel complesso di Purgatorio ad Arco. Ritengo molto positivo che anche a Napoli ci si muova nella direzione di una gestione innovativa dei beni culturali che sia capace di vivere, soprattutto se privati, anche autonomamente, senza attingere solo al denaro pubblico. Appare invece singolare che l\u2019autore, nel descrivere il luogo in cui la rappresentazione \u00e8 stata effettuata, la chiesa del Purgatorio ad Arco, parli di \u201cculto pagano dei defunti\u201d oggetto di \u201cun\u2019incessante devozione popolare\u201d. Sul culto delle anime del Purgatorio a Napoli vi \u00e8 una letteratura sterminata e le opinioni sulla sua natura pagana o cattolica, anche nella chiesa, si confrontano, ma dire che c\u2019\u00e8 un\u2019incessante devozione non corrisponde alla realt\u00e0 ed \u00e8 una classica \u201cinvenzione della tradizione\u201d. Il culto, infatti, fin\u00ec nel clima di attuazione del Concilio Vaticano II, che port\u00f2 al superamento del devozionismo tridentino. Ma l\u2019invenzione serve all\u2019autore per concludere che il luogo \u201c\u2026\u00e8 una metafora di Napoli stessa, che \u00e8 Purgatorio dei viventi, perennemente in bilico tra euforia e rassegnazione\u201d. Lo stereotipo vuole che la devozione a Napoli sia magica e pagana, comunque superstiziosa e, soprattutto, espressione dell\u2019incontro dei napoletani con un destino ineluttabile. \u00c8 quello che Giuseppe Galasso ha individuato come uno dei problemi della napoletanit\u00e0: una rappresentazione della religiosit\u00e0 pi\u00f9 arretrata di quella che realmente \u00e8. Perch\u00e9 poi di quest\u2019arretratezza si facciano portatori innanzitutto gli intellettuali napoletani, e in particolare i giornalisti, \u00e8 ancora da studiare.<br \/>\nMa anche anche l\u2019articolo di Napoletano subisce il fascino implacabile di questo stereotipo, quando parla di Napoli \u201cuna citt\u00e0 senza pace e senza lavoro\u201d. Un\u2019affermazione dal sapore biblico, di un destino contro cui \u00e8 velleitario lottare. Sembra che anche Napoletano evochi il destino purgatoriale di Napoli. Quel ciclo dei \u201cvinti\u201d trasferito dalle falde dell\u2019Etna all\u2019ombra del Vesuvio, che attanaglia la cultura meridionale e abbaglia la politica portandola sulla strada della perenne emergenza e dell\u2019immobilismo. Un\u2019affermazione che contraddice il significato dell\u2019articolo \u201cPartire da Napoli per tornare a Napoli\u201d, che \u00e8 proprio l\u2019aver indicato una grande tradizione di lavoro artigianale che esiste da secoli ed \u00e8 capace di innovare e di competere nel mondo globalizzato. Una tradizione basata sulla qualit\u00e0 come marchio di un lavoro che si afferma nella moda come nell\u2019alimentare, nella musica, ma anche nell\u2019armamento, nel turismo e nella cultura. Mesi addietro passeggiavo con un avvocato milanese per il Vomero. Eravamo fermi all\u2019incrocio tra via Alessandro Scarlatti e via Luca Giordano, un luogo brulicante di vita, ma senza i tratti della napoletanit\u00e0, quando l\u2019avvocato a bruciapelo mi ha chiesto: \u201cma questa gente da dove trae il suo reddito?\u201d. La realt\u00e0 di una Napoli che lavora e che produce \u00e8 una realt\u00e0 negata. Per oltre cinque secoli Napoli ha avuto una crescita demografica eccezionale e questa crescita non ha mai avuto una spiegazione. Nel seicento e nel settecento gli illuministi hanno sostenuto che la gente veniva a Napoli per sfuggire alle angherie feudali; ma ci\u00f2 non spiega la crescita dell\u2019Ottocento e del Novecento e, inoltre, da decenni la storiografia sulla feudalit\u00e0 meridionale ha abbandonato il clich\u00e9 delle angherie di un baronaggio assenteista e prepotente. La verit\u00e0 \u00e8 che la gente affluiva a Napoli perch\u00e9 a Napoli c\u2019era lavoro.<br \/>\n\u00c8 nell\u2019esperienza concreta della mia generazione che, tra la fine degli anni Sessanta e l\u2019inizio degli anni Settanta, Napoli aveva sostanzialmente raggiunto la piena occupazione. Alla crisi e ai cambiamenti che iniziarono negli anni Settanta, e che nel corso dei decenni successivi hanno ridefinito rapporti e gerarchie tra i territori, Napoli ha risposto con l\u2019immobilismo, la richiesta dell\u2019assistenza innanzitutto, ma non solo, per i disoccupati organizzati, la difesa ad oltranza dell\u2019indifendibile. Ancora una volta non ha saputo innovare la sua identit\u00e0 partendo dal suo grande patrimonio lavorativo.<br \/>\nE oggi la situazione a Napoli \u00e8 certamente difficile, molto difficile. Come uscirne? L\u2019articolo di Napoletano indica la strada: il lavoro, la sua qualit\u00e0. Per sapere come percorrerla non c\u2019\u00e8 bisogno di andare a Torino, che nel corso di centocinquanta anni ha cambiato tre volte la sua identit\u00e0, basta andare a Salerno.<br \/>\nNon un destino purgatoriale quindi per Napoli, ma scelte sbagliate della sua classe dirigente da evidenziare ai giovani, affinch\u00e9 essi possano cimentarsi con successo con i grandi cambiamenti a cui quest\u2019epoca li chiama.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estate 2014. 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