{"id":752,"date":"2014-04-14T11:00:14","date_gmt":"2014-04-14T09:00:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.icare-fontanelle.it\/?p=752"},"modified":"2014-04-21T11:13:23","modified_gmt":"2014-04-21T09:13:23","slug":"1950-1970-il-culto-delle-anime-del-purgatorio-al-cimitero-delle-fontanelle-in-alcuni-articoli-della-stampa-napoletana-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/?p=752","title":{"rendered":"1950 \u2013 1970. Il culto delle Anime del Purgatorio al cimitero delle Fontanelle in alcuni articoli della stampa napoletana \u2013 Seconda Parte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo racconto \u201cIl Purgatorio\u201d, Domenico Rea non entra nel merito delle questioni affrontate dagli articoli del \u201cGiornale d\u2019Italia e della \u201cCroce\u201d, ma riconosce e sublima il ruolo svolto dalla Chiesa <em>povera <\/em>durante i bombardamenti a Nofi, la localit\u00e0 in gran parte identificabile in Nocera Inferiore, luogo di nascita dello scrittore. Il racconto ha diverse sfaccettature. La prima descrive\u00a0 l\u2019atmosfera di Nofi durante la guerra con i bombardamenti lontani: \u201csi vedevano n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come in un cinema\u201d; la seconda descrive la cittadina sottoposta ai bombardamenti, la fuga delle istituzioni dalle loro responsabilit\u00e0 e il trauma della popolazione; la terza \u00e8 un finale denso, asciutto , essenziale: il prete <em>povero<\/em> inciampa, con il sacramento in mano, in un buco del giardino che porta \u201cnel\u00a0 ventre della terra, che da allora fu chiamato Purgatorio\u201d. Il prete suona le campane e la gente corre a rifugiarsi in questo Purgatorio. Il punto chiave del racconto \u00e8 la Chiesa povera \u201c Anche i preti eranno scomparsi\u201d. Era rimasto \u201cSolo don Giuseppe, un prete a s\u00e9, un escluso, un punito, un confinato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come interpretare questo scritto di Rea?\u00a0 \u201cCristo si \u00e8 fermato a Eboli\u201d era gi\u00e0 stato pubblicato ed aveva avuto un\u2019eco vastissima, ma il folclore progressivo non era ancora venuto alla ribalta. Ernesto De Martino ancora non aveva pubblicato i suoi scritti sulla religiosit\u00e0 popolare. Una chiave di lettura pu\u00f2 essere data collegando il racconto al film \u201cViaggio in Italia\u201d di Roberto Rossellini di alcuni anni pi\u00f9 tardi, che ha alcune\u00a0 scene girate dal regista proprio nel cimitero delle Fontanelle. Quelli che scendono nelle grotte di Nofi con il prete e quelli che vanno al cimitero delle Fontanelle, sono come quelli che nella famosa scena finale del film partecipano alla processione dell\u2019Addolorata durante la quale avviene il miracolo: <em>Innocenti<\/em>. \u201cCome possono credere a queste cose, sembrano tanti bambini\u201d, dice il protagonista Georges Sanders rivolto alla moglie Ingrid Bergman, prima che l\u2019atmosfera scatenata tra la folla dal <em>miracolo<\/em> coinvolga e trascini sia lui che la moglie verso una ricomposizione affettiva e familiare impensabile qualche istante prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPurgatorio\u201d anticipa quelli che saranno poi i temi del folclore progressivo e si colloca all\u2019interno della cristologia popolare napoletana. Una delle tante creazioni\/invenzioni della cultura partenopea: \u201c&#8230; il napoletano non conosce Dio, e nemmeno ha bisogno di lui, e mai, nelle sue preghiere, si rivolge a lui, ma sempre e soltanto a Ges\u00f9, alla Madonna e alla famiglia dei santi. Non si rivolge a Dio perch\u00e9 Dio non \u00e8 antromorfizzabile\u2026.e\u2019 un fiato. Un\u2019idea. Non si \u00e8 mai fatto vedere e non si vedr\u00e0 mai\u2026mentre Ges\u00f9 e la sua Sacra famiglia sono discesi in terra e hanno visto da vicino le necessit\u00e0 e i bisogni delle creature\u201d<sup> <a title=\"\" href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><\/sup>. Anche tra i santi la scelta \u00e8 netta. Rea cos\u00ec descrive piazza San Domenico Maggiore: \u201cAl centro, come un totem, si leva il secentesco obelisco eretto a San Domenico, un santo certamente familiare a Napoli a un\u2019\u00e8lite intellettuale ma sconosciuto alla plebe, che a lui prefer\u00ec sempre il pi\u00f9 domestico San Gennaro, cos\u00ec plateale nei suoi miracoli e nelle sue manifestazioni\u201d. E prosegue mettendo tra parentesi, come di un evento misterioso: \u201csembra che nell\u2019attiguo convento San Tommaso abbia terminato la sua <em>Summa teologica<\/em>\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In \u201cLe due Napoli\u201d Rea va oltre, egli ritiene che le uniche armi dei poveri per vincere la miseria siano gli espedienti e i sotterfugi e vede nel \u201ccontrabbando un momento storico importantissimo come aspirazione al lavoro, a costruirsi una casa, a fondare una famiglia civile<a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cristologia popolare se coglie certamente un modo di essere di alcuni strati della popolazione si presta anche a coprire quei fenomeni di religione a proprio uso e consumo o, con terminologia postmoderna, di religione usa e getta che affliggono la realt\u00e0 napoletana. Ma, soprattutto non tiene conto del fatto che un tema come l\u2019antropomorfismo, che in modo controverso caratterizza in tutto il mondo la religione cattolica non solo non ha impedito, ma ha contribuito\u00a0 a ch\u00e8 una specificit\u00e0 della storia culturale napoletana fosse quella di essere stata terra di grande filosofia\u00a0 e\u00a0 di grande musica, discipline per definizione astratte e basate sulle idee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono dunque molti gli aspetti del difficile e complicato tema della religiosit\u00e0 e del devozionismo partenopeo, che ancora aspettano di essere adeguatamente indagati. Tempo fa ho incontrato Romeo De Maio cui ho chiesto come mai non avesse proseguito i suoi studi sulla societ\u00e0 e la vita religiosa a Napoli. Lo studioso mi ha risposto, con sorriso tra l\u2019ironico e il misterioso, come solo le persone molto anziane sanno fare, che la materia \u00e8 ancora troppo ardua, consigliandomi la lettura del suo saggio \u201cLa parte di Napoli che muore \u2013 religione etica e religione quieta<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>\u201d che \u00e8 di estremo interesse per la conoscenza della religiosit\u00e0 napoletana nel secondo Novecento.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> R. Guarini , <em>La sua musa creaturale<\/em>, in\u00a0 Rea, <em>Opere,<\/em> cit., p.XXXII.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0D. Rea,\u00a0<em>Pagine su Napoli<\/em>, Azienda Autonoma di soggiorno cura e turismo, Napoli 1995, p. 65.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Rea,\u00a0<em>Opere<\/em>, cit., p.1339.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0\u00a0R. Di Maio,\u00a0<em>La parte di Napoli che muore, religione etica e religione quieta<\/em>, Estratto da\u201d Cronache napoletane\u201d, Napoli Ottobre 2002.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Purgatorio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di Domenico Rea<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Tempo \/13 novembre \/1950<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultima guerra, a N+++, come in centinaia di paesi della Campania vennero a rifugiarsi migliaia di napoletani e parenti, congiunti e amici di nostri contadini delle altre citt\u00e0 d\u2019Italia pi\u00f9 esposte ai bombardamenti. N*** nel giro di un anno, moltiplic\u00f2 per due\u00a0 e per tre i suoi trentamila\u00a0 abitanti e si trasform\u00f2 in una allegra citt\u00e0 di villeggiatura. La gente, costretta all\u2019ozio, passeggiava, visitava i colli, si spingeva fino al mare di Vietri, organizzava feste e trattenimenti. Si videro coppie d\u2019innamorati, alti alti, vestiti alla moda, passeggiare abbracciati per le pubbliche strade, accarezzarsi e sbaciucchiarsi senza che nessuno osasse levare un dito: perch\u00e9 quelli erano signori dai paesi civili dove si usa far pubblicamente queste cose. Anzi il loro esempio fece scuola e al vespro N*** si trasform\u00f2 in un paese vivacissimo di baldi giovani e di fanciulle settentrionali e cittadine dal corpo esile e dalla bocca immensa truccata. L\u2019ufficio postale prese un aspetto di locale internazionale, i caff\u00e8 spinsero i tavolini fin nelle strade e, alla sera, si aspettava, chiacchierando e giocando, il solito bombardamento su Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena la sirena fischiava, si saliva in terrazza\u00a0 e si guardavano i grappoli di razzi sospesi nel cielo lontanissimo e curvo che non si sapeva se era mare o cielo. L\u2019allarme era una distrazione e un\u2019eccitazione singolare e quando una sera passava senza \u201cnulla di fatto\u201d ci si addormentava vestiti, per essere pronti a rifugiarsi, delusi e increduli. Le ragazze e i ragazzi desideravano di essere una volta tanto protagonisti di un bombardamento, per la facilit\u00e0 con cui si susseguivano su Napoli senza che alcun sostanziale mutamento si verificasse l\u2019indomani nella vita di N***. Da N*** i bombardamenti su Napoli si vedevano n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come in un cinema, in cui lo spettatore assiste alle pi\u00f9 spaventose sciagure mentre succhia una caramella. Il cuore voleva vendicarsi di anni e anni di noia ; e anche le persone pi\u00f9 serie, pi\u00f9 impegnate nel desiderare la pace, non furono mai costernate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0I commercianti, i fornai, gli albergatori i cocchieri cominciarono a vivere la loro grande stagione e nessuno credeva nella propria morte personale; perch\u00e9 N***, dopo tre anni, non contava un morto o una tegola volata via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Ma all\u2019improvviso, dopo le feste del luglio 1943 come un rapido cerchio che si restringa al suo centro a vista d\u2019occhio, intorno a N*** cominci\u00f2 a vedersi una barriera di fuoco. Da una sera all\u2019altra il paese fu come abbandonato. Chi in fretta e furia, rifece le valigie per ritornate in alta Italia, chi per perdersi in qualche campagna. Si vedevano portoni sbarrati, altri lasciati aperti. Mezzogiorno, per solitudine e silenzio, sembrava mezzanotte. Dal quartiere fuggirono i soldati; dai\u00a0 carceri i carcerati; dagli ospedali i malati che potevano abbandonare il letto, mentre gli altri gridavano e imploravano di essere trasportati fuori. Ai commercianti successero i primi contrabbandieri, che comparivano negli angoli delle strade: aprivano il sacco, vendevano e scomparivano. E la gente cominci\u00f2 a impazzire dentro le mura della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per qualche ora, al mattino presto, quando le speranze sono ancora attive nel petto dell\u2019uomo, si verificava un po\u2019 di traffico. Si scappava fuori dalle cantine-tane per un po\u2019 di farina, per un pezzo di carne. Appena moriva un cavallo, la gente se lo trascinava nelle cantine e tagliavano fette dalle polpe delle cosce. Poi, al primo rombo o al primo colpo d\u2019artiglieria (si era capitati tra due fuochi), via, dentro i palazzi chiusi a doppio giro di chiave, quasi le bombe dovessero entrare dal portone e il doppio giro di chiave rassicurasse gli animi. \u201cIl portone \u00e8 chiuso a chiave non c\u2019\u00e8 pericolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il cerchio si stringeva e le persone nelle cantine-tane, con la testa curva sotto i tetti umidi, un corpo vicino ad un altro, rischiarati dalla fiamma di una superstite candela, avevano i volti uguali perch\u00e9 comune era il dolore. Era un terrore diverso: il naso storto di uno sembrava pi\u00f9 storto, le orecchie piccole di un altro sembravano avvampare e dilatarsi, i baffi di un altro tremavano anche senza vento sulla pelle gialla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una notte gli aerei vennero proprio su N***. Non c\u2019era niente a N***, oltre le case, le campagne piene di cavoli e i campanili delle chiese. Pure gli aerei vennero e si fermarono, quasi che, come le automobili, potessero fermarsi e mantenere acceso il motore. Questa fu l\u2019impressione. Gettarono alcuni quintali di bombe, che caddero nella profondissima anima di ciascuna persona, e per caso, su un palazzo popolare (dietro la ferrovia) capace di sette-ottocento inquilini. Nella stessa notte si sparse la voce: \u201cStanno morendo cinquecento persone nelle cantine di dietro la ferrovia\u201d Erano nostri concittadini. Li dovevamo conoscere per forza. Qualcuno and\u00f2 a brancolare con qualche fiaccola su i sepolti vivi e a raccogliere gli urli della loro agonia in tutta sanit\u00e0 e bestialit\u00e0 di corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i pi\u00f9, i quasi tutti, calarono la testa e si limitarono a dire uno sfacciato \u201crequiem\u201d in coro, mentre quelli dovevano ancora avere il cervello, pieno di esaltate e sempre pi\u00f9 violente speranze, decisi a sollevare a colpi di testa, di petto\u00a0 e di pancia, la montagna cadutagli addosso. Uno, un facchino, Barraccone, fortissimo, riusc\u00ec a far scoppiare le pietre che lo opprimevano e, uscito fuori, rivedendo il pericolo corso con l\u2019accumulazione fantastica della memoria, si mise a gridare \u2013 come si grida quando il pericolo \u00e8 passato \u2013 per le strade del paese. Ma la voce se ne volava sopra i tetti, non gli ricadeva nemmeno nell\u2019anima: una voce perduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">And\u00f2 al corpo di guardia e una superstite guardia fu seccata di essere colta in flagrante nel punto dell\u2019onore, che non aveva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baraccone gli disse: \u201cVieni \u00e8 tuo dovere aiutarmi. Bisogna tirarne cinquecento, tutti vivi\u201d. La guardia rispose: \u201cAh davvero, mamma mia, che disgrazia. Vuoi le torce? Prendine quante ne vuoi\u201d. \u201c Vieni o ti scanno\u201d ripet\u00e8 baraccone alla guardia, con una faccia di bestia esaltata. La guardia fece cenno di aspettare e scapp\u00f2 via per una seconda uscita. Dopo quella notte, il facchino non volle pi\u00f9 salutare un essere umano e tuttora vive a N*** come un eremita di se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i preti erano scomparsi. Solo don Giuseppe, un prete a s\u00e9, un escluso, un punito, un confinato a reggere la Monachelle, una chiesetta fuori mano, continuava ad aprire la Monachella e a dir messa. La mattina della scoperta, per una sopravvenuta incursione, fu costretto a scappare col Santissimo Sacramento nel rifugio del giardinetto, quando un piede gli sprofond\u00f2 nel terreno. Con mezza gamba nel buco, abbracciato il Santissimo rest\u00f2 in attesa. Rifattasi la calma, ritorn\u00f2 in chiesa, rinchiuse il Santissimo nel tabernacolo e ritorn\u00f2 sul posto dello sprofondamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era un buco simile a quello che si pu\u00f2 praticare su un uovo di cioccolato. Non era terra; era una scorza di creta; e dentro un vuoto buio profondo e largo quanto pi\u00f9 il badile frantumava la scorza. Un buio contorto, con tracce chiare al contatto della luce. Don Peppe ritorn\u00f2 in chiesa, si mun\u00ec di una fune, di una torcia e, legatosi, si cal\u00f2 nell\u2019abisso. Dopo un\u2019ora risaliva con la faccia stravolta e andava direttamente a suonare la campana a festa. La notizia della scoperta si sparse come un lampo per l\u2019intero paese, e per i paesi vicini, giunse fino a Cava, fino ai paesi dei monti di Salerno. Pi\u00f9 la diffusione della notizia che la scoperta del buco ebbe del miracoloso. Era un buco capace di contenere 50 mila persone e scendeva nella terra fino a 17 metri di profondit\u00e0. Si trattava di una tufara sfruttata e abbandonata. Era scavata a volte, pareti bianchissime, umidissime. Aveva la forma di un incubo, ma di un incubo reale, solido. Le bombe vi tambureggiavano sopra:\u201dtam! Tam!\u201d, ma la scorza era protetta da una molle terra, per metri, e le bombe vi si insabbiavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due ore dopo vi arrivarono le prime truppe di gente. S\u2019insabbiavano come le formiche con le provviste sulle spalle. File di esseri umani, a passo svelto, dal viale del giardino, scendevano nel ventre della terra, che fu chiamato Purgatorio.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo racconto \u201cIl Purgatorio\u201d, Domenico Rea non entra nel [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/752"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=752"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/752\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":761,"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/752\/revisions\/761"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=752"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.icare-fontanelle.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}